Intervista alla scrittrice Cinzia Baldini “Semplicemente Donna” Linee Infinite Edizioni

Dati personali dell'autore

Nome: Cinzia
Cognome: Baldini
Regione di residenza: Lazio
E- mail: nefti@email.it

INTERVISTA

*Quando ha capito che la scrittura era parte importante della sua vita?
L’ho compreso tardi più o meno due anni fa, a quarantasei anni, anche se ho sempre scritto, almeno da che ne ho memoria.

*Quando e perché ha iniziato a scrivere?
La presa di coscienza l’ho avuta quando pubblicando alcuni racconti brevi sul sito web di Penna d’Oca dove ci sono molti appassionati di scrittura o di aspiranti scrittori come ci definiamo scherzosamente, ho visto che ciò che scrivevo era compreso e apprezzato. Contemporaneamente ho vinto il primo concorso a cui mi ero iscritta e così ho trovato il coraggio di mandare i miei romanzi in visione a varie case editrici. Il perché non lo so forse è stato per una sfida con me stessa, per vedere se avevo il coraggio di lanciarmi in una nuova avventura anche se non ero giovanissima.

*Ha cominciato scrivendo racconti o si è subito cimentata con il romanzo?
Come ho già detto, ho iniziato subito con un romanzo, li trovo più congeniali al mio modo di scrivere. Preferisco le lunghe distanze piuttosto che concentrare tutto in pochi fogli, il fatto di dover essere concisa mi mette l’angoscia e per cercare di racchiudere tutto in poche pagine perdo l’ispirazione, indubbiamente un mio limite che sto cercando di superare.

*Cosa pensa dell’editoria odierna italiana?
Ne penso molto male viste le esperienze negativissime che ho avuto nel recente passato. Nel mare magno dell’Editoria Italiana ho trovato degli squali famelici che hanno cercato in tutti i modi di farmi spendere montagne di soldi per il miraggio di una pubblicazione, che non ho mai accettato. Infatti sono sempre partita dal presupposto che se c’è stoffa in un autore è la casa editrice che deve riconoscerla e non l’autore ad auto pubblicarsi. Che gusto c’è a stringere tra le mani il tuo libro quando sai che è stato pubblicato perché te lo sei pagato e non perché sei stato apprezzato per ciò che hai scritto e per come lo hai scritto?

*Come è arrivata alla pubblicazione del suo lavoro?
Sono stata contattata dall’Editor di una giovane casa editrice di Lodi a cui avevo mandato in visione il manoscritto, Linee Infinite Edizioni precisamente, e quando mi ha proposto la pubblicazione a pagamento ho parlato chiaro. Lui ha capito il mio punto di vista ed ha preso tempo per valutare se effettivamente era il caso, visto che anche loro erano agli inizi, di investire su di me. Mi ha ricontatta dicendo che per lui il lavoro valeva l’impresa e ho firmato il contratto. Il libro è uscito da pochi mesi ed io sono entusiasta di loro, tanto che siamo riusciti ad instaurare anche un ottimo rapporto di amicizia oltre a quello di Editore/Autore.

*Ha frequentato corsi di scrittura creativa? Se sì! Che ne pensa? Li ritiene utili?
Provengo dal vecchio liceo classico, quando ancora a scuola si studiava per essere promossi e non c’erano i debiti e i crediti e i professori erano vecchio stampo e le interrogazioni non erano programmate ma a sorpresa. Tutto questo cappelletto per dire che non ho mai frequentato corsi di scrittura creativa. Tutto quello che so l’ho appreso sui banchi di scuola e attraverso la lettura. Sono una divoratrice di libri di ogni genere. Comunque non ho preclusioni di sorta e penso che queste scuole di scrittura creativa possono essere utili ed interessanti sempre che chi le frequenti lo faccia con passione e serietà.

*Preferisce scrivere su computer o alla vecchia maniera?
Adoro prendere in mano la penna e sfidare il foglio bianco, vederlo pian piano diventare pieno di zampe di gallina e di cancellature. Il rapporto con il computer è freddo, nel digitare le parole sulla tastiera non provo la stessa soddisfazione. Poi mentre con la penna pensare e scrivere è immediato con il computer mi distraggo e per ora che ho finito di scrivere un pensiero ho già dimenticato il successivo. Però ammetto che l’utilità del computer è innegabile. Mentre scrivi vedi già il testo impaginato e ordinato, così sono giunta ad un compromesso, la prima stesura, quella che viene di getto la faccio alla vecchia maniera con carta e penna, poi riporto tutto su computer e mentre lo ribatto lo sistemo nella forma definitiva.

*C’è un orario che preferisce? Di giorno o di notte?
Personalmente preferisco la mattina presto. Le idee sono più vispe e la mente è più sciolta, ma avendo poco tempo a disposizione, sono moglie, mamma, figlia  e lavoro in ufficio, devo accontentarmi dei ritagli e della notte, ma va bene anche così.

*Preferisce la solitudine o trovarsi tra altre persone?
Da sola, senza ombra di dubbio. Se ci sono altre persone mi distraggo e non riesco a legare i concetti e a sviluppare le idee, specie se hanno gli occhi fissi su di me.

*Ha dei “riti” particolari?
Riti particolari per scrivere non ne ho. Quando invece vinco o mi classifico in un concorso letterario o pubblico un romanzo confesso di si: ho un salvadanaio in coccio a forma di micio (adoro i gatti) e appena vengo a conoscenza del  risultato inserisco un ramino, ossia un centesimo, e vado ad accarezzare Ghiotto che è un ghiottone di peluche, il mio portafortuna.

*Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Nell’ultimo romanzo che ho pubblicato “Semplicemente Donna” lo spunto l’ho avuto dai racconti di due persone che ho molto amato nella mia vita e che ho avuto la fortuna di avere vicine fino a tre anni fa: le mie nonne. Entrambe hanno vissuto le due guerre e mi raccontavano, per il tipo di vita che avevano avuto, le loro esperienze. La nonna materna figlia di contadini a mezzadria da una famiglia baronale vissuta in un paese dell’alto Lazio che dopo sposata aveva lavorato nella macelleria con mio nonno e la nonna paterna figlia di braccianti romagnoli venuti a bonificare l’agro pontino che non aveva seguito le orme di famiglia ma aveva lavorato per l’aeronautica civile (a quel tempo appena nata) dove cuciva le ali di tela per gli aeroplani all’Idroscalo di Ostia, il Lido di Roma. Di queste due vite intensamente vissute una cosa risaltava sempre evidente in ogni loro racconto ed era la difficoltà per le donne di studiare, di uscire fuori dalla famiglia, di lavorare, di vivere appieno insomma il loro stato di donna. Come dico nel libro, erano tempi da uomini e per le donne non c’era spazio chi cercava di essere se stessa veniva bollata ed isolata come una poco di buono. Poi in estate andando in vacanza in Sicilia ho visto una vecchia torre di avvistamento saracena, me ne sono innamorata e così ho sposato i racconti delle nonne, la guerra e la vecchia torre di avvistamento e ne è nato il romanzo.

*Cosa significa per lei raccontare una storia?
Raccontare una storia per me significa viverla.

*A quale scrittore si sente di assomigliare nello stile?
Sinceramente non mi riconosco in nessuno scrittore come stile anche perché penso che ogni autore ha delle piccole particolarità, dei piccoli vezzi, dei modi personali di scrivere che lo rendono unico ed il pubblico lo apprezza proprio per quello.

*Quale è il suo scrittore preferito?
 Come ho detto in precedenza leggo di tutto e quindi non ho un autore preferito anche se mi piace molto il genere avventuroso/romantico di C. Cussler e W. Smith specialmente quando raccontano avventure di antichi popoli poiché sono un’appassionata di Antico Egitto e Archeologia non ortodossa.

*Il suo libro preferito?
Il mio libro preferito è Sinuè l’Egiziano. Un romanzo che ha circa duemila anni e non li dimostra affatto. Per alcuni aspetti è attualissimo ed è una fonte di informazioni eccezionale sugli usi, i costumi, la religione, i miti, la politica e la società di vari popoli di quel lontano tempo.

*L’ultimo libro letto?
Il libro che ho sul comodino e che sto terminando di leggere in questi giorni è “Paesaggi della Paura” – Vita e natura nel medioevo di Vito Fumagalli.

*Cosa ne pensa di una recensione negativa?
Ben vengano le recensioni negative perché mi aiutano a crescere come autrice e come persona. Come autrice perché mentre una recensione positiva ti gratifica e fa bene allo spirito non ti lascia altro, invece quella negativa ti fa riflettere sui tuoi errori e del perché li hai commessi, ti fa rimettere in discussione insomma e ti fa ricordare che devi sempre tendere a migliorare e c’è sempre qualcosa di nuovo da apprendere e questa a mio avviso è anche un’ottima lezione di vita.

*Quale è il suo prossimo impegno letterario?
Sto scrivendo con un altro autore, Simone Draghetti, un romanzo ambientato nel medioevo.

*Un sogno nel cassetto?
Sono un’amante degli animali e faccio parte di un’associazione animalista. Stiamo lottando per trasformare in oasi felina un piccolo lembo di pineta in cui abbiamo 34 gatti raccolti per strada o che sono stati abbandonati dai loro “padroni”. Il Comune di Roma e precisamente l’Ufficio diritti degli animali ce lo ha promesso da anni ma come al solito sono promesse che lasciano il tempo che trovano anzi, vorrebbero mandarci via per costruire una strada, in pineta, praticamente inutile ma noi con i nostri amici pelosi non ci muoveremo di li anche perché la legge tutela le colonie feline: questo è il mio sogno nel cassetto vedere riconosciuti come ci era stato promesso i diritti di questi animali con la creazione di un’oasi tutta per loro in modo che nessuno possa fargli del male.

Grazie a voi e a te Karina in particolare.