Intervista allo scrittore Fabrizio Corselli “ENFER - LETTRES LIBERTINES”

INTERVISTA

a cura di Cinzia Ceriani

*“ENFER - LETTRES LIBERTINES” la tua ultima fatica letteraria. Qual è stata la tua fonte d’ispirazione?
Sicuramente il Settecento francese e in particolar modo il libertinaggio, trovando nella figura di D.A.F. De Sade, l’apicale cellula ispirativa (seppur da lui mi discosto a livello stilistico e soprattutto differiscono gli intenti). Tendo subito a precisare che Enfer non ha nessun tipo di relazione con la mia vita o con le mie esperienze, fugando ogni tipo di indugio, dando preventiva risposta agli animi più maliziosi, o forse potrebbe essere pure che io stia mentendo: anche questa è finzione. Preferisco però attenermi più allo scritto che al marketing. La falsa ideologia letteraria, diciamo quella rielaborata da un senso comune troppo assuefatto ai canoni imposti dall’editoria imperante, ci ha sempre abituati a pensare che ogni poesia sia la diretta attestazione, anche trasfigurata, di un vissuto. E l’immaginazione… la fantasia? Proprio quella immaginazione che De Sade fomentava con tanto vigore (per di più ripresa nel saggio introduttivo che precede le Lettres Libertines), e che rendeva libero lo scrittore da ogni limite, sia morale sia religioso. Secondo quel senso comune, io dovrei apparire agl’occhi di un lettore italiano come un mostro terrificante: “l’hai scritto, quindi l’hai fatto o lo faresti”. Cito a exemplum, un’intervista tendenziosa che fu fatta a Dario Argento, adesso non ricordo bene dove, il quale giustamente rispose (riassumendo) “il fatto che io faccia film d’orrore non significa che vado in giro a uccidere e squartare gente”. Inoltre si aggiunge a tutto ciò una falsa morale derivante da una società all’insegna del “perbenismo” di facciata. De Sade, in una sola pagina della Filosofia nel Boudoir, spiega magistralmente il contrasto fra le leggi collettive che disciplinano la società e quelle individuali che al contrario le istituzioni non assicurano, costringendo il cittadino a operare nell’ombra. Si diffidi da chi giura o spergiura di non essersi fatto mai una sega: mente! Anche le care donne, così pudiche, in verità nascondono bene il proprio peccato. Riporto a proposito un passaggio di De Sade «è l'enorme attività della loro immaginazione che le rende scellerate e feroci. Proprio per questo esse sono incantevoli, proprio per questo tutte le donne crudeli fanno girar la testa quando si comportano in quel modo; purtroppo la rigidezza o meglio l'assurdità dei nostri costumi non alimenta di certo la loro crudeltà; esse sono costrette a nascondersi, a dissimulare, a mascherare le loro tendenze con atti di bontà che detestano di tutto cuore; possono così abbandonarsi alle loro inclinazioni soltanto dietro il velo più fitto, con le maggiori precauzioni...e poiché ci sono molte donne cosiffatte, molte sono le infelici. Volete riconoscerle? Annunciate loro uno spettacolo crudele, un duello, un incendio, una battaglia, un combattimento tra gladiatori e vedrete come accorreranno. Ma queste occasioni non sono abbastanza numerose per alimentare il loro furore; così si reprimono e soffrono [...]». In conclusione, l’ispirazione per Enfer affonda le sue radici in un contesto storico-filosofico ben preciso, come detto prima, il resto proviene dalla mia penna.

*E’ un libro dedicato ad un pubblico adulto e consapevole di ciò che sta per leggere. Che tipo di eros è?
Il termine Eros è oramai abusato tanto quanto il posteriore di una giovane vergine sotto i colpi ferali del più truce entredeux mai operato da un dissoluto amante. Qui non si tratta più di eros ma di libertino imperio. Così come non esiste quel tragico quanto irrispettoso concetto di “Eros raffinato”. Cosa è? Un’incoerente quanto ipocrita forma per dire che il termine “cazzo” o “fica” non vanno scritti? Alcuni sedicenti scrittori, di blog per lo più, tuttora rimangono inorriditi dalla presenza di siffatti termini così offensivi per la propria morale, scrivendone parimenti di peggiori nel tentativo di non adoperarli. In quel caso, cosa fanno? Censurano l’altrui scritto che si è macchiato di cotanta ignominia. In quest’opera, non ricorro nemmeno una volta a uno di quei termini, ma non perché problematici perché a livello stilistico ho impostato Enfer in altra maniera. L’uso iperbolico dei termini mi costringerebbe a un’inevitabile banalizzazione, se non a una perdita, dell’espressività in rapporto all’uso frequente degli stessi. Il libro è costruito su figurazioni, sulla costruzione di immagini e non sulla vacua evocatività di quel termine preso a solo. Scrittori troppo sprovveduti e poveri di inventiva si affidano a questo metodo per forgiare l’erotico, basandosi semplicemente sull’effetto di straniamento che crea appena l’enunciazione di tale parola: non basta! È anche un certosino lavoro di “carattere sintattico”, di velatura ma non starò qui a fare una lezione di stilistica. Una cosa è dire “presi il cazzo fra le mani e penetrai il suo sesso”; un’altra: “presi il cazzo fra le mani e lo accomodai nella posizione più propizia a penetrare di quella carne umida, le profondità nascoste” (di per sé già un po’ più evoluto), e ben diverso da “afferrai per la testa quella mia turgida serpe che ancor fremeva nel tentativo d’inoculare il suo bianco veleno presso le morbide cavità di un’umida caverna, in cerca della propria lubrica preda”; tanto per dare un’idea. È un po’ come la rima, il suo abuso rischia di compromettere la potenza icastica del verso. La mente divaga a ogni passaggio, le immagini in Enfer sono molto vivide e seduttive, se non spietate, giocano con il lettore; lo incantano, lo coinvolgono e a volte lo turbano. Torno a dire, si parla di Libertinaggio, non di Eros. Prendendo in considerazione le parole di Matteo Veronesi nei confronti dei miei testi, di questo stampo s’intende, essi si avvicinano a Lautréamont, Artaud e allo stesso De Sade. .

*Quanto tempo ci hai messo a scriverlo? Hai fatto delle ricerche?
Appena quattro mesi. L’opera esce però come “libretto” (non che ciò voglia evidenziare una minore importanza rispetto a una pubblicazione principale). Prima di ogni stesura, e mi riferisco a qualunque tipologia poetica, faccio delle ricerche sì, e un lungo studio sull’impostazione stilistica. La poesia è soprattutto ricerca e studio; è impensabile scrivere un’opera tematica, per di più contestualizzata a un determinato periodo storico senza approfondirne usi e costumi, ancor più nel doverne dare una ben precisa coerenza e adeguatezza in termini di lessico e sviluppo. Scrivere un’opera di questo tipo presuppone una certa astensione dal farcirla con una nauseante moralità tipicamente disneyana, o con un certo finto pudore che risulterebbe alquanto contraddittorio con l’impianto organico di Enfer. Non avevo intenzione di scrivere Biancaneve e i Sette Nani (e anche qui, la maggior parte della gente è nata con la versione Disney). Nessun tampone lessicale, nessuna censura, nessun rimorso alcuno per aver strutturato figurazioni così titaniche da scuotere il lettore. Da questo punto di vista, ci vuole anche un certo coraggio per lo scrittore stesso. Più tempo ha preso l’impostazione dell’Antefatto, non tanto quello del Prologo che avevo già chiaro in mente (Scritte col Sangue), e l’approfondimento di Duchamp. In poesia, la psicologia del personaggio deve trasparire dai suoi versi (per l’appunto, quelli che egli scrive in ricordo delle notti passate presso il carcere di Saint’Ange), un delinearsi della sua anima che va soppesata dagli scarti tonali di ogni verso, dal susseguirsi delle sue crude meditazioni che si vanno innestando alle contestuali congetture ideologiche e fantasie erotiche, un miscuglio da cui viene fuori la sua vera anima nera. Questo è stato abbastanza arduo, ma amo le sfide con me stesso. Duchamp è un personaggio che adoro.

*Dopo l’Antefatto e il Prologo, l’opera vera e propria si apre con un avviso, scritto fittiziamente da Duchamp, che recita “A tutte voi impudiche lettrici, io mi rivolgo…”. La specificità del destinatario è casuale o ha un suo perché?
Sì, ha un suo perché. Enfer è un libro a destinatario specifico, ma dovremmo entrare nel merito della semiotica, della stilistica. Basta sapere che è un’opera scritta tendenzialmente per la lettrice, una donna. La percezione cinestetica del testo è costruita su un modello femminile. Enfer è un libro che potrebbe tanto compiacerle quanto farle arrabbiare, disgustarle. Un po’ come fece lo stesso Orfeo nei confronti delle baccanti Ciconie.

*Madeleine è un personaggio legato alla letteratura e alla vita del conte Sade. Il tuo libro, quindi, è un romanzo o una biografia romanzata?
Nessuna delle due. Madeleine è un personaggio a se stante, seppur l’ispirazione è derivata da una breve cornice di vita legata a De Sade. Enfer è sì un’opera a carattere libertino ma ha una sua storia e un suo sviluppo. In verità, il personaggio principale, colui che agisce, è Duchamp. Le lettere che egli scrive di proprio pugno, impiegano il sangue di Madeleine, raccolto durante ogni amplesso in un calice d’argento. La giovane dodicenne s’invaghisce, per sfortuna, proprio d’un libertino, divenendo la vittima sacrificale delle sue concertazioni erotiche. In Enfer, si aggiunge inoltre il crimen, diventando perfino una sorta di racconto grottesco. La lettrice non immagini di trovarvi una storia romantica o altro, bensì assisterà a una storia brutale e crudele, in cui l’amore diviene lo strumento attraverso il quale perpetrare la consumazione dell’essere, l’avvio alla dannazione; potremmo dire “una crudele sventura della Virtù”. Ma la stessa virtù ha già avviato il percorso della propria disfatta, essendo Madeleine una giovane prostituta, una creatura che, per la propria bellezza ed avvenenza, è stata più volte oggetto di ignominie e abusi da parte dei propri clienti: Enfer è solo l’intenso epilogo di questa sventurata discesa. L’opera pur essendo contrassegnata dal sangue, in esso ritrova la sua libertà; lo stesso sangue, come recita il saggio introduttivo, è simbolo di vivificazione dell’essere, di “linfa vitale”; in quel saggio sta la chiave di lettura dell’opera: il prodotto di quelle teorie esposte in merito alla letteratura erotica che sottraggono il libro all’imperio d’una falsa pudicizia troppo ostentata dalla mentalità borghese, in particolar modo dalle stesse donne, per ridonare al lettore la genuinità di un’opera che non si piega ai limiti imposti dalla falsa morale.

*Come tutti gli altri, ho avuto modo di leggere l’anteprima che hai reso disponibile su Lulu, per il download, soltanto per un determinato periodo di tempo. Adesso, l’hai ritirata dalla vendita, in attesa dell’uscita della versione integrale. Una strategia di vendita o altro? Cosa si deve aspettare il lettore in più, o in meno, dalla versione integrale?
Nessuna strategia di vendita o chissà cosa. Ho solo voluto rendere partecipe il lettore dell’opera per comprendere meglio il tipo di testo che andrà a leggere. Del resto, fece così nel 1885, Max Waller, direttore della Jeune Belgique, il quale pubblicò un estratto de I Canti di Maldoror di Lautréamont, per farlo conoscere al pubblico. La versione integrale di Enfer contiene in più alcuni testi, di cui uno, in particolar modo, è molto onirico, cruento quasi mistico; un testo visionario e una visione allo stesso tempo che suggerisce a Duchamp la consumazione del contestuale atto sessuale. Un testo, il più lungo di tutti, in cui peraltro è manifesta la mia conoscenza della mitologia greca. Ma non andrò a svelare più di tanto.

*Pensi, in futuro, di scrivere altri libri incentrati su questo genere letterario?
Sicuramente sì. Il mio genere è l’Epica Moderna e il Poema Mitologico, senza alcun dubbio, come lo dimostra l’opera Amor di Ninfa ma ciò non significa che non possa scrivere altro, specie se di stampo erotico (come lo è stato per la Shahrazade). La mia idea è quella di proseguire tale filone libertino, sottoforma sempre di lettere, come una sorta di continuazione di Enfer, variando l’anno, il personaggio, luogo e situazione: diciamo, una specie di antologia libertina che raccolga le esperienze di diversi personaggi attraverso le loro lettere. La stessa forma epistolare è uno strumento eccezionale di strutturazione poetica che permette una maggiore immersione nella psicologia del protagonista, forma che continuerò ad adottare per il prossimo libro. Non ho comunque velleità di ottenere, letterariamente, un posto all’Inferno.

*Se un lettore profano volesse leggere qualcosa riguardante il libertinaggio, quale libro gli consiglieresti, per iniziare?
Senza ombra di dubbio, la Justine di D.A.F. De Sade, Edizione Mondadori. Un vero capolavoro. Non bisogna giudicare il libro solo perché tratta determinati temi arditi, liquidandolo come testo volgare o solo come abominio di parole sconce e turpi scene. Del resto, non dimentichiamo che la dimensione New Age della nostra epoca ha trasformato il Kamasutra in un libro di sole posizioni, perdendone così la sua dimensione ieratica, mistica. Consiglierei anche il romanzo epistolare Les Liaisons Dangereuses (Le relazioni pericolose) di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos. È giusto che il lettore faccia esperienza con generi di questo tipo. Parimenti è anche assurdo relegarli tra i “libri infernali”… anche il Paradiso avrebbe bisogno ogni tanto di qualche testo come questo, non si può vivere sempre fra Angeli e Santi.

*Per concludere: Progetti per il futuro?
Tanti. E non solo per ciò che riguarda la stesura di un libro. Per adesso, posso solo dirti che sono impegnato nella stesura di una grossa opera che avrà per titolo Promachos, Ciclo degli Scontri Epici. Essa mi rappresenterà in pieno nel poema mitologico.

*Grazie Fabrizio per la disponibilità dimostrata e alla tua prossima opera.
Grazie a te, Cinzia. Adesso ritorno al mio viaggio presso la Troade.