Fine

di Eleonora Matarrese

Il mare si è ritirato ormai, le barche a casaccio sono umide al ritorno della risacca.

Le luci livide del notturno incipiente
s'accumulano sparse d'ombra nella brumosa baia.

È ancora il freddo, stanotte.

L'imposta sulla piazza trasuda condensa, chiusa
e gli sguardi si fermano allo scivolìo delle gocce, ignare.

All'interno un uomo, solo, pensa
seduto
la mano alla tempia
a mantenere il capo.

Gli sguardi gli sono lontani,
d'altri tempi ammalìato.

Il freddo gli è caldo all'anima, stanotte
e il cuore giace tremulo, all'addiaccio
tra le pareti grigie delle stanze.
La macchia al soffitto, nube, è muffa di vecchi risvegli,
legati nelle pieghe del suo
sterno legnoso.

Domattina rivestirà le barche,
e andrà alle onde.
Il sale gli prenderà le mani, che non seppero donarsi.
Il vento frenerà i capelli, ricci, alla deriva,
incerta l'unica carezza.