Inno a Eldalie

di Fabrizio Corselli

Come lunga e folta criniera dalla tempesta scossa
di agile e svelta creatura altresì sempiterna
nel muover di onde e mari gl'agitati flutti,
carezza la pallida mano delle proprie note
il melode arpeggio d'arcade ed agreste natura,
poiché infinite sono le vie facilmente percorse
ancor più tracciate dall'elfica discendenza.
Allorché, s'innalza il canto dal morbido vello
e acuto il gorgheggio dalla placida lira
del mistico bardo; colui che il vanto insinua
tra le dolci membra e gli zoccoli adusti
di codesto cavallo, degl'elfi, sì meritato dono.
Sopisce il moto e le mute stringhe arresta
incantando di ogni sostanza, pietre, foglie e sassi
ogniqualvolta, gracile emette la sua logora voce,
poiché mai avvinca alla propria sorte funesta
di quel semplice strumento, una lacera rottura.
Impossibile dir di un elfo, con docile superbia,
quali siano le virtù solenni, ancor più quelle austere
pur sol tacendo tra le fronde di un verde arbusto
la mirabile e nascosta eco della stirpe silvana.
D'altronde, elfico è l'insigne e maestoso decreto
che nella perpetua gloria di tale serto, mite, sì imperla
l'eburnea cresta in nome del popolo eletto,
onde un gemito, adesso volge in Heren Eldalie.

*Dall'opera inedita "Canti dalla Terra di Mezzo"