E d'ira forse malversa, ogni nembo si nutre
mentre Zeus l'egida rivolta tra le ampie sale
di un monte che sì tutti gl'olimpi accomuna,
ora che d'acqua marina e vile odio sono enfie
nel rincorrer di uno sperduto marinaio
le rotte inquiete e la veglia dal sonno profondo.
S'eleva ancor più in alto l'estremo orizzonte
e con esso i grigi gabbiani dalle ampie ali
ogniqualvolta s'attorcia la stretta e il nodo
si scioglie nel mostrar dell’altissima poppa
i profondi declivi, mutati all’incitar delle onde;
ma poi la vista tra i bianchi flutti s'annebbia
allorché di Poseidon, che la terra tutta scuote,
l'aureo tridente, tra le sabbie fermo s'arresta.
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Così, come di Penelope tessuto il filo
sì tardo, ancora disfatto tra le proprie dita
di offesa regina, nell'accoglier di stranieri
i doni non voluti e gl'elogi nel disonore intinti,
l’indugio affoga e s'arena tra le onde cerulee
di un mar in tempesta, da uno strale acceso
nelle orride fucine dell'olimpico Efesto,
poiché fra i bianchi tralci di spume ostili
la prua s'incunea e si flette all'eolico moto
quando di ogni arcadica vela, si squarcia
la speranza nei sottili lembi di un chitone egeo;
e come ogni fluida piega di tale indumento
il mare, a tratti impetuoso al di là di ornati
nembi dai fasci vermigli e lingue di fuoco,
incalzano di una dura polena le curve febee
a condur lungo la scia di tormentata pioggia
ambra, cenere e odor di bruma fluente.
Ma delle nere onde, il proprio volteggio ferino
i remi, esili scuote e all'albero un colpo assesta
tra i continui lamenti sparsi e le trenodiche ire
di coloro il cui fato ancor più lento s'avversa
lungo le coste di una siffatta terra, a me ignota.
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Adesso, oh Castore dal responso tardivo,
che il canto ai numi dell’aria, grigio non si volga
in elegia funesta al pari di sirene dalla muta voce,
perché io, di codesta terra possa ancora calpestar
la morsa sabbiosa e quell'infelice amore
che tale creatura condanna a mirar due volte
l'estremo orizzonte nel riflesso di chiome purpuree.
Cariddi è il nome della sperduta costa nella quale
io naufrago, mordo l'umida terra e le selve ferali,
codesto il nome della terra nella quale il mio fato
si consuma come faro tra le ombre disperso
in un colle ove Aidoneo stesso pose eterna dimora.
*(dal ciclo Keleustes - La Tempesta - dell'inedito Satyros)*