O capitano

di Barbara Crimi

O capitano, mio capitano,
conduci quest’anima lontano
in un altro mondo, altro universo,
purché sia tutto diverso:
dove non vi siano affanni,
dove i fiori vivano cent’anni
così come le cose belle
e si possano raggiungere le stelle,
dove le lacrime non siano di dolore
ma solo di gioia per accrescer lo splendore
d’uno sguardo luminoso,
d’un sorriso contagioso.
O capitano, mio capitano,
corri, non andar piano!
Fuggi via da queste sponde
e porta il cuor mio tra l’onde,
lascialo in un mondo sconosciuto
dove nulla debba essere temuto,
lascialo su rive di speranza
in cui possa assistere alla danza
del bene e dell’amore
tra note di vivo colore.
Lascialo in un porto sicuro
dove possa godere del futuro.
O capitano, mio capitano,
portami via da ‘sto luogo malsano:
basta sofferenza, basta dolore,
basta odio, basta rancore,
basta inutili rimorsi!
Guidami su altri percorsi
verso nuovi orizzonti
sedi di candide fonti
di gioia sconosciuta,
di vita mai vissuta,
al di là d’ogni bene materiale,
oltre i confini del reale.
T’attendo, mio capitano,
non farmi aspettare invano…
T’attendo alle soglie di me stessa,
con la mia aria dimessa
e con un bagaglio di speranza
che temo di perdere in ogni circostanza.
T’aspetto, mio capitano,
e forse t’aspetterò invano
ma sento che devo tentare,
fuggire via per andare…
chissà se il luogo esisterà,
ma cerco l’oasi della felicità