Brulicano i germogli, tra lunghe siepi
dimentiche del gelido e sidereo inverno
come tanti fuchi laboriosi, stretti a colei
che d'ogni vanto ne porta l'edace corona.
Miele e tepore si sciolgono tra rivi copiosi
e d'ambra, o alvei dai duri grani sabbiosi,
fin quando l'incitar delle sue placide onde
la stagione sospinge con ridenti abbracci.
Muta l'orizzonte la sua maschera di cera,
nel diradar, sì, dei propri occhi cerulei
molteplici volti tra schiusi zigomi rigonfi
e plumbee guance d'indomito grigiore,
poiché dal letargo ogni spirito dei boschi
lento, all'arcadico risveglio si concede
con la stessa ira e furiosa brama di colei
che d'ogni mutar del tempo la fine agogna.