La proprietà intellettuale

di Eleonora Matarrese

Testi di usabilità come la calamina
sulla carta di una schiena di cellulosa che si torce
pari all'ombra di un comignolo sui campi al mattino
il sole non è obliquo e neanche al mezzo del giorno
e il grigio si allunga sui fili
l'erba, con le foglie secche nel mezzo
sembra la suola scricchioli ed è il reticolo che si spezza
Testi di costruzioni ad incastro, fonemi
presi a caso dal ricordo, dalla speme, dal cervello
tuffato nel futuro
di queste luci ora a sprazzi ora soffuse
che incantano l'anima che vaga rapita tra i pensieri
così e null'altro puoi spiegarti quel conoscere piano
e vero di una cosa che non vedi,
di una pietra posata al lambirsi d'acque riottose,
di un nodo su un ramo riempito di muschio
di un lucido pomo d'ottone in alto al campanile

Testi pregni, di bava e di fiele
il legno scardinato a furia di minarci il punteruolo,
di dentro, le schegge saltan fuori impazzite nelle
bambagie degli angoli,
rifiuti di vita, nascosti, ricordi, pulviscolo e
cellule, pezzi d'amianto usciti, uccisi, come d'incanto
dal cuore arlecchino e burattinaio che fugge
al contempo
irrisorio il ridere al teatrino sulla piazza dove il vento
spira - è il mare
e
in questo crogiuolo di confusione è la vita,
quella che rivivi come in un film nel tuo treno,
ma non c'è nessuno con cui puoi parlarne per sapere
com'è andata a finire
quale scena gli piacque di più
se quell'attimo in cui la figlia nasce
l'amore scocca
la bocca s'avvicina all'orecchio
il vino si scioglie lontano
è piaciuto o meno

Testi infiniti, allora, sembrano apparire
quegli occhi scrivono i fiumi, non le mani
le dita, quelle stesse che s'ancorano e s'arginano alla parola
nel disperato tentativo di renderla vana,
per riscriverla a vibrazioni una volta ancora