Sogno di una notte di mezza estate

di Fabrizio Corselli

Ed io andai di fior in fiore
dopo aver del mio animo esplorato
le leggiadre tinte di notturno torpore,
ove in illacrimata ed etterna stasi
colsi di un polline edace, il refolo di vento,
or dischiuso tra i diurni crini del fulgido mattino,
finché dell’aere ogni treccia fra i nembi si discioglie.

Così lacera e di compulsa brama
ancor più di chimerica e d’illusoria fama,
di quella stessa ed eterea chioma
ogni singolo spasmo, al nudo cielo,
i suoi rami cilestri, eleva in disincantato germoglio,
come una notte di silfica pioggia
che della propria fata regina, la ghirlanda, semplice arretra.

Tale è lo stupor ch’io fraseggio
tra il circolo di ninfe e festosi sileni
onde malefico un giro i loro sensi accerchia;

Tale è l’oreade smania
da cui il piacer io non traggo
d’una livrea dal nobile lignaggio.

Allorché del principe Oberon, il volo leggiadro
di fastosi rami in fruscii taciturni
di foglie ombrose in stridenti arbusti,
ancor non colse il dolce frutto di arvale superbia,
così tenendo in fecondo strato, del dono nuziale, l'ultimo bacio.