Passeggiare a Venezia,
senza premura,
privi di meta,
attraverso le tortuose calli,
sostando nei piccoli giardini cintati,
assaporando un caffè caldo al chiarore di un antico lume,
abbandonando ultimi sospiri,
sopra un Ponte che sfiora uno dei tanti flessuosi canali,
nei quali scivolano silenti le nere ed eleganti gondole,
e nelle cui acque s’annegano le lacrime
del pianto di mille e ancor mille innamorati.
Passeggiare a Venezia,
ieri, oggi e domani,
nella città lagunare magnificata dai poeti di tutto il mondo,
resa splendente dalla mano suprema dei più gloriosi artisti,
decantata da ogni cuore ammaliato,
come sola,
ineguagliabile,
città romantica,
appassionata,
sito perfetto,
per le umili e segrete profferte d’amore.
Passeggiare a Venezia,
e non intendere più il tempo che lento si consuma,
concedersi a quell’incantesimo che l’avvolge,
la possiede,
l’accarezza,
la rende agli occhi del mondo inimitabile,
sorprendente,
misteriosa,
regina del mare,
che da sempre alimenta i sogni degli uomini,
che da sempre alimenta i sogni miei.