Sovente il mio animo si rattrista
e piomba nel vortice amaro ed impetuoso della sofferenza
lasciandomi inerme,
esausta,
senza linfa,
appesantendomi il corpo col peso di altri cento ancora,
costringendomi a strisciare lungo le ore del giorno
come un fragile verme di terra
e arenandomi la notte ad un letto di chiodi.
Sono le loro voci che implorano aiuto!
Sono quei lamenti di bimbi smarriti!
Le lacrime che rigano i loro mille volti!
Visi infantili che non conosco,
che non riuscirei a descrivere,
ma che il mio cuore sente e riconosce come miei figli.
E’ il loro spezzarsi che mi fa male.
Il loro soccombere ancor prima di germogliare.
Ed è il viso di mia figlia che vedo nei visi di quei bambini abbandonati,
le stesse lacrime,
la stessa fame,
le stesse paure,
lo stesso bisogno d’amore.
Ed è il corpo di mia figlia in quei corpi orfani,
la stessa fragilità,
la stessa innocenza,
quella che si piega ai brutali vizi dell’uomo,
così come si piega la mia fede
tra l’indifferenza del mondo
e di Dio!